22.2.11
una giornata di sole, i palazzi ottocenteschi di napoli illuminati da quella luce calda proiettano enormi ombre sulla strada. le ombre di questi giganteschi parallelepipedi si mescolano. ci cammino sopra, calpestandole. in alto il cielo è azzurro vivido con qualche nuvola da cartolina così per avere un punto i riferimento lassù e non perdersi in quel meraviglioso colore. la piazza lastricata di pietre nere è piena di gente che si gode il sole. le panchine di legno hanno perso la loro copertura in velluto. lì ci sono io seduta con dei grossi occhiali scuri che mi coprono metà della faccia e separano dal resto del mondo almeno uno dei miei sensi. è peculiare il modo in cui riesca a perdere quel poco senso dell'equilibrio che ho quando guardo il mondo attraverso delle lenti. ed ecco infine la loro utilità ultima è quella di facilitare il compito alla mia mente di alienarsi ed ecco che di quella meravigliosa piazza alberata non rimane più nulla di riconoscibile, i colori e le persone vorticano intorno a me, tocco il legno della panchina e so dove sono, i miei piedi sembrano non toccare più terra. sono arrivata all'interno di me stessa, una stanza buia con il rumore ripetuto di una goccia d'acqua che cade in un secchio di stagno, appena percettibile in lontananza. quel rumore è il tempo, quello che passa e quello che è passato. questa stanza buia e inospitale è casa mia. l'unica vera casa che ho, una casa senza porta e senza serratura una casa che non sono mai riuscita ad arredare. sono sempre stata troppo impegnata a muovermi da un opinione all'altra, quando quella casa era piena di libri ho deciso che i libri non mi piacevano più e li ho buttati via tutti, poi è stata la volta di tutti gli strumenti musicali che la popolavano, passando anche per budda e shiva e visnu, i quadri impressionisti e quelli futuristi. dopo averla riempita davo fuoco a tutto e ricominciavo da zero. era bello avere una casa di mattoni e persone in cui rifugiarsi, la mia casa, quella senza porta è sempre stata più che altro la stanza dei giochi. e adesso che ho bisogno di una casa da portare sempre con me ecco che non c'è più niente dentro.
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