era triste e chiusa in se stessa da diversi giorni, fingeva di essere felice, fingeva che andasse tutto bene, non per gli altri, ma per lei. lei non aveva bisogno di nessuno, lo sapeva, ne era convinta. e se in mezzo al mondo era felice si sarebbe potuta convincere di non aver bisogno di nient altro da quel mondo. irrequieta, scostante, solitaria, spenta, solo quando era sola o con chi condivideva i suoi geni. loro non capivano. pensava sempre a questo strano paradosso:" ho parte di loro ma non capiscono, la gente non condivide geni con me, ma capisce" la gente erano i suoi amici, le persone che amava. la Gente fingeva di credere che fosse felice, la Gente non insisteva, la Gente c'era e basta. lei non interagiva con chi aveva i suoi stessi geni, li rifiutava, lei poteva stare sola, e non aveva bisogno di nessuno, tanto meno di qualcuno uguale a lei.
non era mai stata brava a mascherare la tristezza nei giorni grigi e di pioggia, poi la sera fa riaffiorare le preoccupazioni. per evitare di fingere ne stava sola, rannicchiata su una sedia, ascoltando qualcosa di nuovo, peregrinando tra i pensieri altrui, per non dare ascolto ai suoi.
intorno a lei e alla sua tana, succedevano cose, sentiva i passi affrettati dell'altra inquilina, quei passi le erano molto familiari, era la sua stessa cadenza. sapeva di non essere l'unica irrequieta, ma non le interessava, non chiedeva niente e non voleva le fosse chiesto.
i tentativi di scacciare i pensieri erano vani, li sentiva come cumuli nembi sulla testa, grigi e pronti a esplodere, come il temporale che sentiva fuori dalla finestra. cercava di pensare ad un modo per non pensare a quello a cui stava pensando, pensava questi ragionamenti contorti per non pensare al motivo per cui li faceva. la sua tana la poteva misurare in 7 passi , piccoli, disegnava spirali e cerchi, camminando intorno alla sedia. in quel poco spazio i piedi andavano da soli,si era trovata con la faccia verso la porta, sentiva le lacrime che le premevano sugli occhi, lei le ricacciava dentro, pensava :"si piange di notte, la luce è forza, chi è forte non piange, io sono forte, mi basto."pensava questo mentre la porta si apriva ed entravano quei passi decisi come i suoi. perché chi ha i tuoi geni non capisce?- si chiedeva. i passi decisi erano interdetti, la inseguivano lentamente mentre si allontanava da loro per paura di cedere. lei li respingeva. lei e i passi avevano iniziato una danza, i passi le andavano incontro lei schivava la presa, sgattaiolava di lato, controllava la nuova musica in ascolto. i passi parlavano anche, dicevano cose che lei non ascoltava, li sentiva vicini, finché non se li era ritrovati addosso. era testa a testa con i suoi stessi geni. li guardava negli occhi, identici ai suoi, vedeva che era identico anche quello che c'era dentro. aveva capito, quello non era chiedere qualcosa, e nemmeno darlo, era uno scambio equo alla pari, era solo un abbraccio, -per farla contenta- pensava.
si era ritrovata con il mento sulla spalla di una persona identica a lei, poco più alta, e con qualche anno in più, ma in quel momento come non mai la sentiva uguale. era vero che avevano gli stessi geni. c'era una canzone perfetta per quel momento, se fosse stato in un telefilm dell'ora di pranzo.lei non lasciava più la presa, era partito come un favore, e si era trasformato in un bisogno. con la testa sulla spalla del suo simile i nembi iniziarono a svuotarsi della loro pioggia di emozioni e la volontà ferrea non era abbastanza per trattenere le lacrime. stranamente quelle erano lacrime, lacrime vere, non spremuta d'occhi. le contava. si stava arrabbiando per non essere riuscita a trattenerle, alla terza lacrima aveva sentito che anche l'altra era appoggiata a lei e la stringeva nello stesso modo in cui faceva lei. lei non mollava la presa, non riusciva a staccarsi. alla 6a lacrima si era calmata,la poteva lasciare andare, ma era l'altra che non voleva. era li più alta di lei curva sulla sua spalla. lei si sentiva importante ora, le accarezzava la testa, lei capiva e anche l'atra. non c'era più bisogno di parole, finalmente. l'unica volta in cui erano state veramente quello che la genetica diceva che fossero : madre e figlia.
8.4.08
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4 opinioni discutibili e non:
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Non ci azzecca niente con il post............ti ho visto in TV non stai male con i capelli corti....
uaci'......
aspetto fremente tuo post su esperienza televisiva ;-)
anche se mi hai già accennato qualcosa, metterlo nero su bianco è diverso..
bacio dalla libraia
Elogio alla pertinenza...
ciao Cà... ci vediamo presto. Un abbraccio forte forte
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