mi domando sempre come facessero ad essere ispirati i primi creatori di meraviglia, la risposta in se per se è ovvia. scritta su tutti i libri di storia filosofia letteratura e forse anche su quelli di botanica e geografia, la NATURA è la risposta. la domanda cambia. perchè io, giovane del mio tempo, ho bisogno della sofisticazione dell'ispirazione primaria per essere ispirata? la risposta anche in questo caso è semplice. non sono un'artista. potrei essere un critico al massimo.
5.11.11
l'ispirazione, una cosa difficile da definire. essere ispirati da qualcosa o qualcuno. per me l'ispirazione coincide con un senso di piccolezza. quando guardo qualcosa, leggo di qualcuno e mi sento una stretta allo stomaco, le lacrime agli occhi, e voglia di vomitare. ecco l'ispirazione è quella che arriva subito dopo questi sintomi come influenzali. I suddetti sono quelli della piccolezza, della nullità del sentirsi impotenti davanti a cotanta bellezza e genialità. La cura è la voglia di fare qualcosa che tenda a quella magnificenza di costruzioni, stili, significati, ARTE.
27.5.11
17.5.11
presa dall'inutile tentativo di studiare per l'esame di domani, riflettevo sul fatto che per ma la letteratura finisce agli inizi del 900, poi il nulla. i romanzi successivi sono ancora troppo recenti, non hanno avuto il tempo di essere letti riletti e apprezzati come "capolavori del XXI secolo". In più sono perfetamente al corrente del fatto che questa mia opinione personalissima sia del tutto errata, ma ogniuno di noi sceglie cosa leggere e io personalmente scelgo sempre dei romanzi vecchiotti, ma attuali. Sono altresi consapevole del fatto che :"non possiamo sempre star li a leggere mattoni russi" ed è per questo che lo scrittore che mi viene in mente è Borges, Jorge Luis, non l'altro Burgess, quello di Un'arancia ad orologeria, che per me si pronuncia più o meno uguale.
Oggi son in spirito di condivisione ecco tutto, mi andava di condividere col mondo questa importantissima riflessione ed eccomi qui. Penso che soprattutto sia un modo per riversare quest ansia di creazione e di parola da qualche parte. Sto studiando Traduttologia, tutte le varie teorie sul linguggio e Chomsky che in questo periodo mi sembra sbucare da ogni parte insieme a Derrida e Benjamin e il resto della ciurma. Studiare queste meravigliose teorie sul perchè del linguaggio risveglia in me un innato bisogno di utilizzarlo anche per il solo effimero piacere di premere su questi tasti e vedere delle parole formarsi sullo schermo. ed ecco un chiaro esempio del dire niente per puro edonismo.
Oggi son in spirito di condivisione ecco tutto, mi andava di condividere col mondo questa importantissima riflessione ed eccomi qui. Penso che soprattutto sia un modo per riversare quest ansia di creazione e di parola da qualche parte. Sto studiando Traduttologia, tutte le varie teorie sul linguggio e Chomsky che in questo periodo mi sembra sbucare da ogni parte insieme a Derrida e Benjamin e il resto della ciurma. Studiare queste meravigliose teorie sul perchè del linguaggio risveglia in me un innato bisogno di utilizzarlo anche per il solo effimero piacere di premere su questi tasti e vedere delle parole formarsi sullo schermo. ed ecco un chiaro esempio del dire niente per puro edonismo.
22.2.11
una giornata di sole, i palazzi ottocenteschi di napoli illuminati da quella luce calda proiettano enormi ombre sulla strada. le ombre di questi giganteschi parallelepipedi si mescolano. ci cammino sopra, calpestandole. in alto il cielo è azzurro vivido con qualche nuvola da cartolina così per avere un punto i riferimento lassù e non perdersi in quel meraviglioso colore. la piazza lastricata di pietre nere è piena di gente che si gode il sole. le panchine di legno hanno perso la loro copertura in velluto. lì ci sono io seduta con dei grossi occhiali scuri che mi coprono metà della faccia e separano dal resto del mondo almeno uno dei miei sensi. è peculiare il modo in cui riesca a perdere quel poco senso dell'equilibrio che ho quando guardo il mondo attraverso delle lenti. ed ecco infine la loro utilità ultima è quella di facilitare il compito alla mia mente di alienarsi ed ecco che di quella meravigliosa piazza alberata non rimane più nulla di riconoscibile, i colori e le persone vorticano intorno a me, tocco il legno della panchina e so dove sono, i miei piedi sembrano non toccare più terra. sono arrivata all'interno di me stessa, una stanza buia con il rumore ripetuto di una goccia d'acqua che cade in un secchio di stagno, appena percettibile in lontananza. quel rumore è il tempo, quello che passa e quello che è passato. questa stanza buia e inospitale è casa mia. l'unica vera casa che ho, una casa senza porta e senza serratura una casa che non sono mai riuscita ad arredare. sono sempre stata troppo impegnata a muovermi da un opinione all'altra, quando quella casa era piena di libri ho deciso che i libri non mi piacevano più e li ho buttati via tutti, poi è stata la volta di tutti gli strumenti musicali che la popolavano, passando anche per budda e shiva e visnu, i quadri impressionisti e quelli futuristi. dopo averla riempita davo fuoco a tutto e ricominciavo da zero. era bello avere una casa di mattoni e persone in cui rifugiarsi, la mia casa, quella senza porta è sempre stata più che altro la stanza dei giochi. e adesso che ho bisogno di una casa da portare sempre con me ecco che non c'è più niente dentro.
20.1.11
sono le tre di notte e qui c'è troppa luce. è perchè sono sotto le coperte e non mi va di arrivare fino all'interruttore, non è una notte bianca. sono le tre e 31 minuti e ho bisogno di dormire e poca voglia di raccontare quello che succede qui. adesso si dovrebbe aprire un'enorme parentesi quadra, che le tonde sono troppo scontate, e parlare del perchè io stia scrivendo senza avere nulla da scrivere. [1.perchè così mi dice la testa 2.perchè il ritmico rumoreggiare dei testi mi concilia il sonno 3.perchè in effetti le cose da dire ci sono è solo che sono talmente tante che hanno formato un grosso ingorgo e dio solo sa quando riusciranno ad uscirne, essendo l'ingorgo uno di quelli di paese, e non un ingorgo tipo quelli di napoli che, come dico sempre, se pur ingorgato un pò scorre. 4.perchè devo imparare di nuovo ad usare le virgole e l'esercizio è l'unico modo.] e visto che generalmente le parentesi quadre io le salto a piè pari, perdendomi poi il senso del discorso, motivo per cui dopo aver letto le 8 pagine successive senza capire nulla torno indietro e leggo il tra parentesi, e anche gli incisi troppo lunghi, posso chiudere qui.
10.8.10
bisogna ritrovarsi. una grande borsa di pelle, piena di viscere e sangue. infilo un braccio attraverso la bocca, giù lungo l'esofago e rovisto nello stomaco per vedere se trovo uno di quei pezzi che ho perso. i miei pezzi sono cocci azzurri, ma lì nella tasca interna della borsa, chiusa dalla clip del cardias, ho trovato pezzi gialli, verdi, rossi, che inevitabilmente non combaciano. ci ho buttato di tutto lì dentro, e mentre masticavo pezzi altrui ne ho ingoiati di miei. ho vomitato un coccio verde e ho provato ad incollarlo a quel poco dei miei pezzi che sono riuscita a non frantumare, è rimasto attaccato per un po', poi un soffio di vento l'ha staccato e l'ho perso senza accorgermene. ed eccomi qui a rimestare nei succhi gastrici alla ricerca di cocci azzurri da incollare.
12.7.10
ho avuto un black out, ieri. uno di quei black out da stanchezza, mentale e fisica. ero in quello stato in cui sei normalmente dopo che il livello di alcool nel sangue ha superato quello delle piastrine. ma ero perfettamente sobria. mi appoggiavo mollemente quasi incosciente alla persona che mi sedeva accanto, ero convinta di pronunciare parole che alle orecchie degli ascoltatori suonavano come brontolii indistinguibili. insomma proprio come una di quelle sbronze colossali con annesso collasso.
non mi era mai capitato che il mio cervello e i miei muscoli decidessero di sbronzarsi senza chiedere aiuto allo stomaco. mi si aprono nuovi orizzonti. il risultato è stato identico a quando ho tracannato mezza bottiglia di rhum. ho evitato di pensare, ma almeno stamattina non avevo mal di testa.
non mi era mai capitato che il mio cervello e i miei muscoli decidessero di sbronzarsi senza chiedere aiuto allo stomaco. mi si aprono nuovi orizzonti. il risultato è stato identico a quando ho tracannato mezza bottiglia di rhum. ho evitato di pensare, ma almeno stamattina non avevo mal di testa.
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